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Un passo alla volta, insieme.
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Home » News » Accoglienza: il nostro impegno per una comunità più gentile
L’accoglienza, in ottica buddhista, è prima di tutto una predisposizione mentale che consente un agire orientato alla cura e alla generosità per coloro che hanno bisogno di aiuto. È compassione in atto, armonia, gentilezza, apertura del cuore.
Più in generale, l’accoglienza rappresenta una luce di speranza e un impegno concreto per costruire una società più coesa e umana in un mondo sempre più connesso ma distante.
Dunque, l’accoglienza è un atteggiamento altruistico e insieme una vera e propria responsabilità collettiva che può trasformare le nostre comunità.
In questo articolo spiegheremo il significato profondo di questa parola e il modo in cui può diventare realtà concreta attingendo alla saggezza della tradizione spirituale buddhista.
Infine, getteremo uno sguardo sull’impegno dell’Unione Buddhista Italiana in tale ambito grazie ai fondi dell’8×1000.
Accoglienza vuol dire concedere spazio, riconoscere dignità, valorizzare la diversità, proteggere, aprirsi al dialogo. È un modello etico che si identifica con una società inclusiva, solidale, moderna e al contempo sensibile al rispetto delle tradizioni.
Nel buddhismo il sentire e la pratica dell’accoglienza sono preceduti dall’idea di accettazione come atteggiamento indispensabile per affrontare le sfide dell’esistenza.
Obiettivo della pratica buddhista è accettare le varie forme della sofferenza e della gioia senza giudizio, privi delle interferenze giudicanti dell’Ego. Abbracciare gli eventi, accettare sé stessi e il proprio karma (o destino), affrontare con coraggio la paura dell’ignoto, superare la diffidenza verso ciò che ci appare estraneo, altro da noi. Solo così si crea uno spazio interiore di accoglienza che apre alla cura e alla generosità.
Diventare realmente accoglienti richiede impegno e costanza; tuttavia, anche esprimere gentilezza con piccoli gesti o parole rivolte a coloro che incontriamo lungo il nostro cammino è un atto che non svanisce nel tempo ma che rimane nel cuore di chi lo riceve.

Dopo aver approfondito il significato del termine accoglienza e dopo aver indicato quali sono le premesse affinché si traduca in azione, mettiamoci dalla parte di coloro che ne traggono beneficio.
Un individuo che riceve accoglienza in un contesto sociale più o meno esteso (un piccolo gruppo di persone, un’equipe di lavoro, una scuola, un quartiere, una comunità) si sente riconosciuto e trae linfa vitale dall’energia dello stare insieme, dalla condivisione di idee e di esperienze; scopre un senso di appartenenza, rafforza la sua identità rapportandosi agli altri; si sente psicologicamente più al sicuro e meno in balìa delle traversie quotidiane. È più vitale e meno condizionato dalla solitudine.
I vantaggi che può ricavare dall’accoglienza non sono quindi esclusivamente materiali e non servono soltanto a soddisfare esigenze primarie a seguito di circostanze sfavorevoli; gli effetti positivi influenzano la qualità della vita generando motivazioni che possono risultare decisive in ambito lavorativo, nei legami sociali e per disegnare un futuro altrimenti difficile da immaginare.
In termini generali, una persona che viene accolta, che si integra nel sistema, tesse nuove relazioni e contribuisce allo sviluppo dell’economia attraverso il suo impegno, genera processi virtuosi per la collettività.
Quindi, accogliere chi chiede il nostro aiuto è molto più di un atto di umana solidarietà: significa creare occupazione nei settori più carenti, produrre ricchezza, dialogare e scambiare saperi e conoscenze tra nuclei sociali differenti; promuovere un modello di pace e una cultura della reciprocità.
L’accoglienza favorisce la coesione sociale e fa da contraltare ai fenomeni di degrado provocati dall’emarginazione di chi non riesce a integrarsi e a vivere dignitosamente.
Per il buddhismo praticare l’accoglienza equivale a rispondere al bisogno umano di illuminare la sofferenza con la compassione, consapevoli di condividere un destino di impermanenza.
Grazie ai fondi dell’8xmille l’Unione Buddhista Italiana ha finanziato progetti per prestare soccorso e facilitare l’integrazione di profughi provenienti dall’Egitto, dalla Siria, dal Libano, dal Kurdistan e dall’Ucraina attraverso corridoi umanitari sostenuti anche da altre Confessioni religiose e da Medici Senza Frontiere.
Per tutelare la salute delle donne e dei bambini nei primi anni di vita ha deciso di sostenere l’iniziativa “1000 giorni insieme”. La cura di madre e bambino nei luoghi di comunità promossa delle Case del Quartiere di Torino, otto spazi generatori di prossimità messi a disposizione dei soggetti più fragili.
Parole d’ordine di questo progetto: prevenzione e cura, da realizzare tramite una corretta informazione e l’attivazione di percorsi dedicati alla genitorialità per l’accudimento e la crescita cognitiva dei piccoli, con accompagnamento specifico per i casi più a rischio.
Sulla lunghezza d’onda di una visione che guarda in prospettiva si colloca inoltre il progetto Bee Woman destinato a un gruppo di donne africane sopravvissute alla tratta degli esseri umani e approdate in un quartiere della periferia di Palermo, dove sono state accolte e formate nel campo dell’apicoltura per avviare in seguito piccole attività imprenditoriali nei loro Paesi di origine.
Attraverso la messa in atto dell’accoglienza, scelta connaturata alla visione buddhista del mondo, possiamo costruire una comunità più coesa: più forte e più gentile allo stesso tempo. L’accoglienza è il cuore di una società migliore.
Come abbiamo visto, imparare ad accogliere significa anche contribuire alla pace dando voce all’anelito umano di scoprire la felicità grazie alla compassione.
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