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Volontariato e buddhismo: come contribuire alla comunità

Il mondo del volontariato è ricco di potenzialità umane e di opportunità di formazione e crescita professionale capaci di ricucire un tessuto sociale sfilacciato da iniquità e marcato individualismo.

In questo articolo esploriamo il significato del fare volontariato e ne descriviamo le varie tipologie; indaghiamo inoltre le buone ragioni che spingono molte persone a sperimentare un impegno non riconosciuto in termini economici ma che ricambia in esperienza e nella soddisfazione di esigenze profonde e spirituali.

Vedremo come il buddhismo si integra nel volontariato, quali sono i presupposti filosofici e i valori etici che trovano naturale sbocco nell’azione e nel gesto volontario. Infine, vediamo se anche una semplice firma, come quella dell’8xmille all’Unione Buddhista Italiana, può essere equiparata a un atto di generosità.

Cosa significa fare volontariato

Fare volontariato vuol dire mettere a disposizione sé stessi, il proprio tempo, l’energia, la qualità, il cuore per una causa che sentiamo vicina, affine alla nostra sensibilità, aderente ai principi in cui crediamo e in sintonia con il nostro modo di essere.

Fare volontariato significa rapportarsi al contesto in cui viviamo, diventarne parte attiva, contribuire al suo cambiamento. È sinonimo di condivisione e responsabilità. Equivale al comune sentire del “prendersi cura” e del coltivare un ideale altruistico.

Il volontariato, tradotto in azione, può essere un’esperienza individuale o collettiva, praticata informalmente o in maniera organizzata, ma la sua funzione sociale rimane unica: apportare sostegno alla comunità senza trarne profitto, con spirito di solidarietà e condivisione, nel segno di una cittadinanza attiva e partecipe.

La sua vocazione si realizza nelle situazioni di emergenza, quando è necessario un intervento immediato per rispondere ad eventi eccezionali e di particolare gravità (catastrofi naturali, epidemie, soccorso alle vittime di guerra); ovvero, quando i bisogni hanno origine dalla contingenza.

Tuttavia, l’impegno dei volontari si mette al servizio della comunità anche in molti altri campi, come vedremo nel paragrafo successivo. Nel contesto attuale il volontariato si fa forza motrice per la crescita del welfare state e dell’economia del nostro Paese di concerto con le Istituzioni, il mercato, il terzo settore e le famiglie. Promuove inoltre la diversità e l’inclusione, incoraggiando il coinvolgimento di persone di tutte le età, estrazioni sociali, etnie e religioni.

Oltre a parole come cura, condivisione e responsabilità, già usate per definire l’attività del volontariato, ve ne sono altre adatte a restituirne la dimensione valoriale: tra queste, compassione, generosità, gentilezza, interdipendenza. Tutti termini che richiamano spontaneamente l’universo sapienziale buddhista.

Che tipo di volontariato si può fare?

Dopo aver ragionato su cosa significhi fare volontariato vediamo che tipo di volontariato si può fare ed esploriamo insieme il paradigma valoriale buddhista nella sua relazione con il mondo del volontariato.

Necessariamente, i vari tipi di volontariato rispondono alle molteplici esigenze della società:

  • Il volontariato socioassistenziale si occupa prevalentemente di persone anziane non autosufficienti, dei senza fissa dimora e di altre situazioni di disagio sociale.
  • Il volontariato sanitario, che si svolge presso strutture ospedaliere e case-famiglia, è praticato da medici e infermieri ma anche da figure non specializzate.
  • Il volontariato per la tutela e promozione dei diritti umani è attivo soprattutto in difesa delle minoranze, dei profughi di guerra o dei rifugiati politici.
  • Il volontariato per la tutela dell’ambiente e degli animali opera in aree protette o strutture dedicate che si occupano di salvaguardia, recupero e protezione del territorio e della sua fauna.

Tra le altre forme di volontariato ricordiamo quelle in ambito educativo, culturale, ricreativo, sportivo e politico.

Gli enti di riferimento nel settore del volontariato sono rappresentati dalle associazioni che operano sul territorio, le ONG, le ETS, le pro loco e gli enti religiosi.

Lo spirito del volontariato è intimamente connesso al messaggio di amore universale che accomuna tutte le religioni. Nel caso del buddhismo si manifesta nel sostegno al culto e nella diffusione del Dharma grazie all’apporto dei praticanti e dei benefattori. In particolare, il sostegno materiale alla comunità monastica da parte dei laici è una delle declinazioni tradizionali del “volontariato buddhista”.

Nel buddhismo il donare agli altri e il dare protezione rientrano nel concetto di generosità (dana), intesa come una delle virtù da coltivare per raggiungere la saggezza che porti beneficio alla comunità. La generosità, come è scritto nel Sutra del Loto, figura come una delle 6 perfezioni oltre alla moralità, la pazienza, l’energia, la concentrazione e la saggezza.

A partire da queste virtù la generosità, secondo le parole del XIV Dalai Lama, è di tre tipi: “Dare aiuto materiale, dare Dharma e proteggere dalla paura”.

Dare dharma vuol dire donare insegnamenti ad altri esseri senzienti all’unico scopo di alleviare la loro sofferenza: “Qualsiasi istruzione impartita per compassione e da un cuore gentile, da parte di chiunque, è da considerare atto di generosità del dharma”.

Nel buddhismo la generosità può essere coltivata ed elargita da ogni essere umano. Non dipende da quanto si possiede. È un gesto generoso semplicemente l’augurare di cuore il bene al prossimo.

Essere compassionevoli e rispettosi nei confronti degli altri e dell’ambiente che ci circonda è atteggiamento connaturato all’etica buddhista. Secondo La dottrina del Buddha Shakyamuni tutti i fenomeni sono interdipendenti. Il loro manifestarsi è necessariamente legato al vincolo della relazione. Fare del bene agli altri vuol dire fare bene a sé stessi. Tutelare la natura, dedicarsi al prossimo è condizione naturale in ragione dell’essere parte di un Tutto. Operare da volontari a favore della comunità è dharma in azione.

Perché fare esperienza di volontariato?

Fare esperienza di volontariato è utile per contribuire al miglioramento della comunità in termini di qualità di vita e di coesione sociale. Tuttavia, comporta diversi vantaggi anche per il volontario favorendo la sua crescita personale e professionale. Il volontario può infatti esercitare le proprie competenze, acquisire nuove skills e ampliare la propria rete di contatti. Il vantaggio maggiore si ottiene in realtà sul piano del benessere psicofisico, come è dimostrato da vari studi sull’argomento. Aiutare gli altri fa bene alla salute del corpo e alla mente; è scientificamente accertato che spendere sé stessi per una causa in cui si crede rende più felici, contrasta lo stress, l’ansia e la depressione. Restituisce un senso di realizzazione, crea identità e potenzia l’autostima obbligando ad uscire dalla propria comfort zone.

Il volontariato, inoltre, rispondendo contemporaneamente a un bisogno sociale e individuale definisce uno scopo, configura una cornice di senso a fronte di un nichilismo esistenziale sempre più diffuso.

Nell’ottica buddhista parlare di volontariato significa tornare al principio della generosità, della condivisione che dà benessere a colui che dona; è purificare la mente dall’attaccamento: “O monaci, se gli esseri conoscessero il frutto della condivisione dell’offerta così come lo conosco io, non mangerebbero senza offrirne ad altri, né esisterebbe in loro l’impurità dell’avarizia che impoverisce la mente”, parole del Buddha riportate nell’Itivuttaka, “Così è stato detto”, all’interno Canone Pali.

E inoltre la pratica della generosità equivale ad acquisire merito, a trarre vantaggi nel presente e nel futuro, a ottenere saggezza, virtù imprescindibile per sostenere chi è in difficoltà. Il cammino è di certo in salita ma la meta non è irraggiungibile: si rendono necessarie la rinuncia, “l’entusiastica perseveranza” e un uso equanime, ponderato dell’atto del donare.

Contribuiamo alla comunità anche attraverso i fondi dell’8xmille

Se fare esperienza di volontariato apre alla possibilità di compiere un percorso virtuoso a favore della collettività e di noi stessi, un’altra opportunità di contribuire al bene della comunità proviene dalla scelta di destinare l’8xmille dell’Irpef da parte di tutti coloro che sono chiamati a presentare la dichiarazione dei redditi.

La firma dell’8xmille è un gesto semplice e gratuito che però può fare davvero la differenza. Dal 2017 ad oggi, infatti, l’Unione Buddhista Italiana grazie alla fiducia dei cittadini che hanno creduto nell’impegno in difesa delle frange sociali più deboli, dell’ambiente, della salute, della cultura e dell’educazione ha finanziato più di 1000 progetti, efficienti e coraggiosi e intende proseguire con lo stesso spirito di generosità e cooperazione che ha contraddistinto il suo operato sino ad oggi. Ispirati dalla saggezza di una plurimillenaria tradizione spirituale, sempre più viva e in crescita.

20 Nov 2024

Categorie: Cura

Domande

Quale relazione esiste tra volontariato e insegnamento buddhista dell’Unione Buddhista Italiana?

L’Unione Buddhista Italiana considera il volontariato espressione concreta della generosità (dana), una delle sei perfezioni buddhiste insieme a moralità, pazienza, energia, concentrazione, saggezza. Il valore condiviso è la compassione.


Quali tipi di volontariato promuove l’Unione Buddhista Italiana con i fondi 8xmille?

Volontariato sociale (cura fragili, accoglienza profughi), ambientale (rigenerazione ecosistemi, tutela animali), educativo (prevenzione disagio giovanile, laboratori mindfulness), sanitario (assistenza ospedaliera, pet therapy), culturale (dialogo interreligioso).


Perché l’8xmille all'Unione Buddhista Italiana può considerarsi atto di volontariato?

La firma dell’8xmille all’UBI è un gesto gratuito che sostiene oltre millecinquecento progetti sociali finanziati dal 2017. Chi firma sostiene progetti ispirati da valori comuni al volontariato: compassione, solidarietà, cura, responsabilità, altruismo.


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